Un antico patrimonio archeologico svelato dai lavori per l’alta velocità 

Foto: archeologo al lavoro

I lavori per l’alta velocità in Italia stanno svelando un patrimonio archeologico risalente all’Età del rame. Sono milioni i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi per la realizzazione delle nuove tratte ferroviarie.

Tra i reperti rinvenuti anche la tomba dipinta del IV secolo A.C. che sarà esposta nel museo di Maddaloni (Caserta), oltre ai 2.500 reperti restaurati tra quelli rinvenuti sulla tratta Cervaro-Bovino della Napoli-Bari, alcuni dei quali saranno visibili nel museo di Manfredonia (Foggia). Si tratta per lo più di vasi e monili dauni del VI-IV secolo A.C. ma tra i ritrovamenti spiccano anche reperti del IV millennio A.C., nell'Età del rame.

L'archeologia preventiva è tra gli elementi che qualificano Italferr in Italia e nel mondo da oltre vent’anni. All’interno di Italferr, un team di otto archeologi specializzati si occupa di indagini preventive fin dalle prime fasi della progettazione di nuove opere. Il loro compito è duplice: evitare l'aumento di costi e tempi dovuto alla scoperta di un sito archeologico e tutelare i reperti fino alla successiva fase di restauro e restituzione ai territori. Ciò consente di dimezzare i costi e ridurre del 40% i tempi di realizzazione delle opere, a beneficio anche del patrimonio archeologico che viene così tutelato e valorizzato.

«SIAMO STATI I PRIMI A DOTARCI, GIÀ NEL 1996, DI UNO STAFF DI ARCHEOLOGI E UNA STRUTTURA DEDICATA, E SOLO PER IL 2017 AMMONTANO A 10,5 MILIONI DI EURO LE RISORSE IMPEGNATE NELLE ATTIVITÀ DI SCAVO».

CARLO CARGANICO, AD DI ITALFERR

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