Gruppo Ferrovie dello Stato

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Cento anni di storia

Composizione di foto Nel 1905 nasceva Ferrovie dello Stato, una tappa importante nel processo di unificazione dell’Italia. Da un secolo al servizio dei cittadini, il nostro Gruppo ha contribuito alla crescita economica, sociale e culturale del Paese. Un percorso nella storia ricostruisce i momenti più significativi che hanno portato FS ad essere la grande azienda di oggi.

In origine era la Bayard

È la mattina del 3 ottobre 1839 quando la piccola locomotiva Bayard percorre sette chilometri e 250 metri sulla linea Napoli - Portici: una novità realizzata con il contributo degli inglesi per portare la corte di Ferdinando II nelle residenze fuori città. Il successo è tale che solo un anno dopo viene inaugurata la seconda linea, la Milano - Monza e ovunque in Italia si procede alla costruzione e all’apertura di nuove tratte.
Tuttavia le compagnie di gestione non garantiscono condizioni di viaggio sostenibili: gli scompartimenti freddi d’inverno e caldi d’estate rendono i viaggi interminabili e i ritardi sono tali che, nel 1889, viene creata una commissione d’inchiesta parlamentare per studiarne le cause. Il malcontento dei cittadini si unisce alla protesta dei ferrovieri, che dopo una serie di rivendicazioni salariali minacciano di convocare uno sciopero. La reazione dei liberali, alle gravi condizioni di disservizio e all’anarchia in ambito lavorativo, è quella di presentare il 21 aprile 1905 un disegno di legge di nazionalizzazione della rete ferroviaria, con annesso il divieto di sciopero per i dipendenti pubblici. La reazione dei ferrovieri è così forte che il governo Giolitti si dimette.
Ma il dado è ormai tratto: il 1° luglio il capo del governo Fortis proclama la nascita delle Ferrovie dello Stato, affidando la gestione a un’azienda di Stato sotto la sovrintendenza del Ministero dei Lavori Pubblici.

Dal privato al pubblico: nasce FS

Su tutti i convogli appare una nuova sigla, quella di FS. La crescita della nuova azienda è esponenziale: nel giro di pochi anni le locomotive passano da 2.500 a 5000, i veicoli da 60.000 a 117.000; vengono inaugurati 2000 km di nuove linee, i treni vanno sempre più veloci. Le distanze si accorciano.
Tuttavia il mezzo non riscuote l’immediato successo popolare: per le merci gli italiani si fidano ancora del trasporto via mare o sui cavalli. Solo sotto il regime fascista, il treno diventa un grande mito italiano: vanto della dittatura, simbolo del progresso e dell’avvenirismo, segno dell’ordine e del buon funzionamento della macchina statale.
Con la seconda guerra mondiale la funzione del treno è ancora diversa: come mezzo che porta le truppe al fronte, diventa simbolo di lotta e speranza.

Il treno: una nave che porta i sogni

È negli anni Cinquanta, con l’emigrazione di cittadini meridionali in cerca di lavoro al Nord verso Milano e Torino, che il treno acquista un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Come il bastimento che nell’Ottocento salpava dai porti italiani per raggiungere colmo di emigranti gli Stati Uniti, così ora le ferrovie portano verso nuove destinazioni chi cerca di uscire dalla miseria e dalla povertà. Gli stessi ferrovieri acquistano rispetto e onorabilità: insieme ai postini e ai maestri, fanno parte dell’aristocrazia dei lavoratori.

“Signori si cambia”

È con questo slogan che nel 1985 viene annunciata una trasformazione radicale per le ferrovie: da azienda autonoma ad ente pubblico e, infine, società per azioni.
A causa del mutamento delle condizioni economiche e politiche degli ultimi venti anni, si è verificata una vera e propria rivoluzione dell’assetto organizzativo delle Ferrovie: obiettivo della società non è solo quello di soddisfare le esigenze del cittadino che vuole viaggiare sicuro e puntuale, ma anche di eseguire le direttive comunitarie. Così nel 2000 nasce Trenitalia e nel 2001 vengono costituite RFI e FS Holding, la capogruppo, portando a completamento il processo di riorganizzazione.

Il futuro corre sui binari

Circa 9.000 treni al giorno per un totale di 500 milioni di viaggiatori e 80 milioni di tonnellate di merci trasportate all’anno su una rete lunga oltre 16 mila chilometri. Su questi numeri parte il futuro delle ferrovie.
Un futuro che si delinea sulle grandi tratte internazionali: da Lisbona a Kiev, da Berlino alla Sicilia e da Genova a Rotterdam. I binari e i treni italiani ora corrono in Europa.

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